AveRavenna

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lunedì 1 febbraio 2016

AVERAVENNA: ALLA RICERCA DEL DOLIO PERDUTO



AVERAVENNA: ALLA RICERCA DEL DOLIO PERDUTO
DAL 2013 NESSUNA TRACCIA DEL REPERTO ARCHEOLOGICO DI VIA D'AZEGLIO

Poteva essere il primo reperto archeologico del genere rinvenuto a Ravenna.
Siamo nell'antica via delle “Calegarie” attuale via D'Azeglio, dove nel 1500 si trovavano le concerie di pelli, situate all'altezza della chiesa dei S.S. Giovanni e Paolo, verso le mura cittadine.
Nel 1606, le botteghe calegarie, a causa delle lamentele provocate dai miasmi prodotti dagli scarti di lavorazione delle pelli, furono trasferite nella via delle cure, attuale via Cura.
Alla fine del 2013 le tracce delle concerie sono tornate alla luce tramite scoperta casuale nel corso di lavori in un cantiere di HERA per interrare le condutture di teleriscaldamento. Dal sottosuolo è spuntato un dolio, un orcio-contenitore in terracotta, molto grande, utilizzato, nel tempo, come un pozzetto per la decantazione delle acque reflue.
Il cantiere edile fu bloccato dalla Soprintendenza per consentire il recupero, in emergenza, dell’orcio in terracotta. Nuovamente il dito fu puntato sulla mancanza della Carta delle potenzialità archeologiche della città di Ravenna, quando invece le città di Cesena e Faenza ne sono dotate da ben 15 anni.
La Carta delle potenzialità archeologiche è uno strumento di tutela e valorizzazione del bene archeologico; “in mancanza di un tale strumento l'intervento della Soprintendenza si realizza sempre a posteriori, con un fermo-lavori o con un rallentamento delle attività di cantiere, sia con danno economico degli operatori che con la perdita di molti beni archeologici”.
Ricordiamo che proprio nella vicina via Barbiani, grazie alla segnalazione di un muratore, vennero trovati i resti di quella che oggi è chiamata la DOMUS DEI TAPPETI DI PIETRA.
Mentre un altro ritrovamento archeologico casuale, è avvenuto durante lo scavo per la realizzazione dell'isola ecologica in piazza Anita Garibaldi, dove si rinvennero i mosaici pavimentali di una ulteriore domus. Anche qui grazie alla sensibilità e dovere civico di un cittadino si intervenne di  nuovo in emergenza.

Quanto e quale meraviglioso patrimonio collettivo è stato e sarà tombato, disperso per sempre, se nel corso di uno scavo è ritrovato un reperto antico che non viene segnalato?

All'oggi Averavenna si interroga, dopo tre anni per conoscere dov'è quel dolio?

La Soprintendenza denuncia “musei stipati, magazzini che traboccano di piccoli tesori non degni di esposizione, affidamenti ad Enti”, ma innanzitutto afferma che “i reperti devono essere tutelati e valorizzati”.

La Carta delle potenzialità archeologiche di Ravenna, doveva essere pronta per lo scorso ottobre 2015: che fine ha fatto? 


giovedì 28 gennaio 2016

14/1/2016 Quotidiano Il Resto del Carlino
Ex caserma, ancora niente certezze. Ma c'è accordo sul progetto

Ravenna  romana: sotto la caserma c'è la nostra Storia.
E' necessario salvaguardare i resti della città di Ravenna all'epoca romana presenti sotto l'area della ex-caserma. Il secondo polo archeologico di Ravenna deve essere scoperto.
Il progetto del Comune di Ravenna prevede invece la costruzione di palazzi e parcheggio a silos.

domenica 3 gennaio 2016



il manifesto di AveRavenna
maggio 2012

Salviamo la città dei tappeti di pietra
Il Comune di Ravenna ed Il Ministero della Difesa stanno proponendo la costruzione di palazzine e autosilos a parcheggio nell’area della ex caserma Dante Alighieri.
La Soprintendenza ai beni culturali dell’Emilia-Romagna ha prescritto l’esecuzione di scavi di sondaggio e di verifica del sottosuolo solo se saranno previsti edifici con parti interrate.
Lo Stato rinuncia a far conoscere al mondo la città di Ravenna ai tempi dell’impero romano.
L’area della caserma Dante Alighieri è quella dove si registra il più alto valore di potenziale archeologico della città.
Si trova esattamente su uno dei cardini della città repubblicana. Nella divisione in zone della città antica vi si trova un intero isolato delimitato dalle attuali via di Porta Aurea e via Guidarello Guidarelli, solo lievemente traslata rispetto all’originaria strada che costituiva il prolungamento dell’antico asse stradale che si trova sotto l’attuale via Ercolana.
Nell’area la prima fase di occupazione si trova generalmente oltre i 4,5 m di profondità dal piano attuale dicalpestio, ma le fasi tardo antiche si rinvengono anche a 2,5 m. A poche decine di metri, in via Morigia, il deposito archeologico raggiunge una profondità di 9 metri rispetto al piano di calpestio. La tradizione storico-erudita indica che nella zona doveva trovarsi l’Anfiteatro, il tempio di Apollo e quello di Mercurio e di Bacco. Nessuna delle due evidenze è sostanziata da prove archeologiche, ma è certo che l’area faceva parte integrale dell’impianto urbano antico, almeno a partire dal III sec. a.C. Non si registrano inoltre trasformazioni urbanistiche consistenti nel corso del Medioevo e fino al XIX secolo la zona è stata destinata ad orti, il che lascia ipotizzare un alto stato di conservazione delle strutture di età romana.
Le principali evidenze archeologiche che sono state documentate nell’area, sono la Porta Aurea e l’asse stradale pavimentato in basoli di trachite, che certamente costeggiava l’attuale costruzione della caserma e su cui si affacciavano gli edifici di età romana posti al di sotto del complesso militare.
E’ stato inoltre rinvenuto un secondo asse stradale pavimentato al di sotto di via Nino Bixio che costeggia il complesso sul lato opposto e che delimitava l’isolato a sud-est.
La possibilità che all’interno dell’area si trovasse il tempio di Apollo è indicata da Andrea Agnello, nella vita del vescovo Apollinare: “templum Apolinis, quod ante portam que vocataur Aurea, iuxta amphiteatrum, suisorationibus demolivit”.
Nella pianta di Savini, in cui è riportata la topografia della città nel X secolo, sono indicati anche i templi di Mercurio e Bacco, esattamente nell’area dove si trova attualmente la caserma.
E’ plausibile dunque che il deposito archeologico più consistente dell’area sia quello associato all’età romana, ma non è possibile escludere che prima di essere utilizzata come orti nel XVIII secolo, vi fosse un’occupazione ad uso residenziale, anche nel corso del Medioevo e in questo caso che il deposito archeologico si trovi a partire dal primo metro di stratificazione al di sotto dell’attuale quota di calpestio.
Chiediamo di tutelare, salvaguardare e valorizzare il patrimonio archeologico e culturale presente al disotto dell’area della ex Caserma!

AveRavenna: "Mosaici sepolti sotto al parcheggio ACI di via Port'Aurea"

Giovedì 17 Dicembre 2015
Nel parcheggio di via Port'Aurea sono iniziati gli scavi

"Occasione unica ed irripetibile per la portare alla luce la città romana di Ravenna"

Il Monastero di S. Andrea, soppresso con la chiesa omonima nel 1805, sorgeva nella zona compresa tra le vie Oberdan, A. Rasponi – Porta Aurea, Ercolana comprendendo l'area dell’orto dei frati Cappuccini divenuto in seguito il parcheggio ACI.

Nel 1825 il proprietario dell’area eliminò un muro affiorante nel terreno di fronte alla chiesa di S. Andrea. Fu l'inizio di una serie di rinvenimenti archeologici notevoli.

Era settembre, il mese in cui il livello delle acque di infiltrazione nel sottosuolo ravennate è più basso, il tempo dunque più propizio agli scavi archeologici. Nel corso degli scavi, si poté verificare che il muro si interrava profondamente nel suolo. Raggiunta la profondità di tre metri, a lato del muro, si scoprì un sarcofago di marmo greco, databile al periodo augusteo.

Scavando ancora, si scoprirono tre camere, con i resti dei muri divisori, e dei pavimenti in mosaico. Un pavimento era graticolato di bianco e nero, un secondo vermicolato a più colori, mentre il terzo pavimento mostrava un bellissimo disegno. I primi due mosaici pavimentali furono fatti a pezzi, il terzo non si poté estrarre a causa dell’innalzamento del livello dell’acqua di falda. Scrive Santi Muratori, Direttore della Biblioteca Classense dal 1914 al 1943, in un suo articolo: "è passato un secolo e la zona è ancora lì inesplorata ed aspettante, immune da costruzioni, sicura di rendimento nel bel mezzo della città romana".Povero Santi Muratori, di anni ne sono trascorsi altri ben 87, su quella “miniera” archeologica è sorto un parcheggio e ben presto, nella cementificazione di un nuovo parcheggio comunale, si perderanno per sempre quei tesori nascosti.
Abbiamo scoperto in questi giorni che gli alberi presenti nel parcheggio ACI di via Port’Aurea sono già diventati legna da ardere. Si è già cominciato a scavare.
mosaico pavimentale della chiesa di Sant'Andrea

Come si comporterà l'attuale Soprintendenza Archeologica? Riuscirà a salvare l'area ed i suoi preziosi mosaici o si chiuderà occhi e orecchie?

Evitiamo che questa bulimia di parcheggi, come avvenuto per il parcheggio ex Robur di via Guidarelli,  prenda ancora il sopravvento su ciò che il buon senso porta a considerare.

Aiutateci a salvare la nostra Storia, figli legittimi di una Città che cresce solo divorando sé stessa".

Comitato AveRavenna: Non interrompere le ricerche in Piazza Kennedy. Sant’Agnese... pensaci tu

Domenica 8 Novembre 2015
disegno del tempio di Ercole                 sarcofago di marmo greco conservato in duomo
Scriveva lo storico Agnello “la mia casa... chiamata casa presbiteriale nella zona detta - ai Ninfei - vicino alla chiesa di S. Agnese ...”. Il Ninfeo era una delle due fontane monumentali, arricchite di statue rappresentanti le divinità protettrici della acque, citate nelle memorie storiche della Ravenna romana; una fontana è indicata nella area davanti al Mercato coperto, alla confluenza dei due fiumi cittadini, il FLUMISELLUM ed il PADENNA, l'altra fontana è indicata vicino alla chiesa di S. Agnese. Il ninfeo vicino a S. Agnese era il bacino di raccolta acque che defluivano dall'acquedotto costruito da Traiano che proveniva da Galeata e che da essa si dipartivano per tutta la città.

Ne sono la prova i tratti di condutture rinvenuti nello scavo effettuato sotto la Banca Popolare in piazza Arcivescovado. Perché non continuare a scavare in piazza Kennedy per recuperarne i resti?
Si parla attualmente della basilica di S. Agnese e ci si batte per “salvarne” ciò che è emerso. Parliamo dei resti situati nell'angolo nord-ovest della ex Piazza del mercato che fu aperta nel cuore di Ravenna tra la fine del 1937 e l'estate del 1938. C'è chi vuole attivarsi per la sua salvaguardia e chi vede nei resti di S. Agnese un irrealizzabile sogno di antichi mosaici. Il 20 giugno 1811 il Podestà di Ravenna cedette al Prefetto del Rubicone le colonne e i marmi di ragione demaniale esistenti nella soppressa chiesa di S. Agnese perché fossero trasportati a Milano. Si riservò “di conservare 4 colonne che sono di pregio” tutte le altre sono di poco valore, essendo le medesime di marmo inferiore.
La chiesa di S. Agata in via Mazzini fu costruita contemporaneamente a S. Agnese ed erano una copia dell'altra chiesa. Della chiesa di S. Agnese abbiamo resti sparsi in città. Le sue colonne più importanti sorreggono il porticato davanti all'ex negozio Bubani in Piazza del Popolo. Un frammento d'ambone marmoreo è all’interno del Museo Nazionale di Ravenna. Un sarcofago di marmo greco venato è conservato dentro alla Basilica metropolitana (Duomo) come altare del SS. Crocifisso, nella seconda cappella della navata sinistra, contenente le reliquie di San Esuperanzio, fondatore della chiesa di S. Agnese, e di San Massimiano vescovo che la consacrò al culto cristiano. Nel cortile interno del palazzo Rasponi delle Teste era conservato un capitello di tipo corinzio di età tardo-romana.
E' ormai noto che la chiesa di S. Agnese fu costruita sul tempio di Ercole da cui il nome di Ercolana a questa zona della città: davanti al tempio c'era un statua consacrata al sole raffigurante Ercole detto orario perché reggeva una meridiana. La statua fu distrutta durante uno dei tanti terremoti ravennati; il suo basamento è ora il sostegno della “colonna dell'aquila” di piazza XX settembre.
Ravenna possiede, in via Pier Traversari, il Dipartimento di Storia Cultura Civiltà dell’Università di Bologna con specializzazioni in Archeologia, ma costringe gli studenti, che costituiscono un'eccellente forza lavoro, a costosi tirocini di scavo all'estero e qui a Ravenna, dove straripiamo di reperti archeologici, implodiamo nel più tacito e inoperoso silenzio. Riprendiamoci ciò che ci appartiene e smettiamo di adagiarci alle decisioni che pochi prendono al nostro posto. Aiutateci a salvaguardare il nostro patrimonio affinché non sia nuovamente sepolto ma diventi una fonte di lavoro e guadagno per noi e i nostri figli.

Nuovo futuro per l'ex caserma Alighieri, "un'occasione unica per portare alla luce la città romana"

Venerdì 21 Agosto 2015 

Dalla Soprintendenza archeologica dell'Emilia-Romagna risposta positiva alla lettera aperta del Comitato AveRavenna che chiedeva di tutelare il patrimonio archeologico e culturale presente nell'area

La Soprintendenza archeologica dell'Emilia-Romagna ha dato risposta positiva alla lettera aperta che il Comitato AveRavenna aveva indirizzato il 23 luglio al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, in merito alla valorizzazione dell'area archeologica sottostante la caserma militare Dante Alighieri di via Nino Bixio a Ravenna. Ne dà notizia, con comprensibile soddisfazione, il comitato stesso che aveva redatto un manifesto in difesa della "città dei tappeti di pietra" presenti sotto l'area della ex-caserma.
"In merito alla richiesta si fa presente che questa Soprintendenza intende valutare con la massima attenzione la progettazione relativa all’ex caserma Dante Alighieri di Ravenna nella sua globalità - scrive nella sua risposta il Soprintendente archeologico per l’Emilia-Romagna, Luigi Malnati -, tenendo conto non solo delle proposte di modifica degli assetti attuali, ma anche della conservazione, maggiore conoscenza ed eventuale valorizzazione dei depositi archeologici conservati".

"La tempestiva risposta e la sensibilità dimostrata a salvaguardare questa porzione della città di Ravenna destinata ad una pianificazione urbanistica ignorante della storia e della cultura ci hanno sorpreso ed entusiasmato allo stesso tempo - il commento del comitato AveRavenna -. Lo studio per la valorizzazione e alienazione della ex-Caserma Dante Alighieri del 2011 prevede una riqualificazione dell’area realizzata con le ennesime speculazioni immobiliari, con la costruzione di palazzine. indicando peraltro come criticità la presenza di un alto potenziale archeologico per la probabile presenza di strutture insediative che dall'età romana pervengono fino a quella medioevale. Auspichiamo un destino diverso per l'area della ex-Caserma Dante Alighieri, di proprietà dello Stato, proprio in virtù del suo alto potenziale archeologico, affinché possa essere oggetto di appropriati sondaggi e verifiche mirati a valorizzare e salvaguardare l'originale patrimonio storico-culturale soggiacente l'intera area".

Quindi potrebbe profilarsi un futuro differente da quanto prospettato per questa parte della città. "L'area della ex caserma militare rappresenta un'occasione unica ed irripetibile di conoscenza del passato di Ravenna all'epoca romana, viste le potenzialità archeologiche esistenti, e della sua memoria storica e un'occasione di rilancio culturale per la città. Ricordiamo che la valorizzazione dei fortuiti ritrovamenti archeologici di via D'Azeglio ha consentito la realizzazione della Domus dei Tappeti di pietra, un sito archeologico in pieno centro storico, ricco di 700 mq di splendidi mosaici, con oltre 500.000 visitatori in nove anni".

Da qui un rinnovato entusiasmo nel portare avanti questa proposta. "La presenza della archeologa ravennate Valentina Manzelli, indicata dal Soprintendente come referente dell’istruttoria per la ex-caserma, ci fornisce ampie garanzie sulla qualità ed accuratezza degli studi e degli approfondimenti che la Soprintendenza intende avviare su tutta l’area. Seguiremo con attenzione l'evolversi degli studi e dei progetti riguardanti l'area della ex caserma - conclude la nota di AveRavenna - e della scoperta e valorizzazione del suo sommerso tesoro archeologico, obbiettivo primario del nostro comitato".

Lettera Aperta di AveRavenna al Ministro sulla valorizzazione archeologica dell'ex caserma Alighieri

Venerdì 24 Luglio 2015

Il Comune di Ravenna e il Ministero della Difesa hanno sottoscritto un Protocollo di intesa per la valorizzazione della ex Caserma di via Bixio dove si propone la costruzione di palazzine residenziali e autosilos a parcheggio per oltre 400 auto

Martedì 28 luglio il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini sarà a Ravenna per inaugurare il sito dell'Antico Porto di Classe. Il Comitato AveRavenna coglie l'occasione al volo e invia oggi all'indirizzo del ministro una Lettera Aperta avente per oggetto la "richiesta di valorizzazione archeologica dell’area della ex caserma Dante Alighieri."

"Egregio Signor Ministro On. Dario Franceschini - recita le Lettera Aperta - ci permettiamo rivolgerLe questo appello urgente, certi della Sua sensibilità. Il Comune di Ravenna ed il Ministero della Difesa hanno sottoscritto un Protocollo di intesa il 10 dicembre 2010, per la valorizzazione della ex Caserma Dante Alighieri dove si propone la costruzione di palazzine residenziali e autosilos a parcheggio per oltre 400 auto nell’area della ex caserma in via Bixio. Dal Protocollo d’intesa è scaturito uno Studio per la valorizzazione ed alienazione della ex Caserma Dante Alighieri in data 6 dicembre 2012. La Soprintendenza ai beni culturali dell’Emilia-Romagna ha evidenziato l’alta potenzialità archeologica dell’area per la probabile presenza di strutture insediative che dall’età romana pervengono fino a quella medioevale. La Soprintendenza ha prescritto però l’esecuzione di scavi di sondaggio e di verifica del sottosuolo solo se saranno previsti edifici con parti interrate. Riteniamo non giustificabile ed inaccettabile che lo Stato rinunci a far conoscere al mondo la città di Ravenna ai tempi dell’impero romano."

"L’area della caserma Dante Alighieri è quella dove si registra il più alto valore di potenziale archeologico della città. - continua il Comitato AveRavenna - Si trova esattamente su uno dei cardini della città repubblicana. Nella divisione in zone della città antica vi si trova un intero isolato delimitato dalle attuali via di Porta Aurea e via Guidarello Guidarelli, solo lievemente traslata rispetto all’originaria strada che costituiva il prolungamento dell’antico asse stradale che si trova sotto l’attuale via Ercolana. Nell’area la prima fase di occupazione si trova generalmente oltre i 4,5 m di profondità dal piano attuale di calpestio, ma le fasi tardo antiche si rinvengono anche a 2,5 m. A poche decine di metri, in via Morigia, il deposito archeologico raggiunge una profondità di 9 metri rispetto al piano di calpestio. La tradizione storico-erudita indica che nella zona doveva trovarsi l’Anfiteatro, il tempio di Apollo e quello di Mercurio e di Bacco. Nessuna delle due evidenze è sostanziata da prove archeologiche, ma è certo che l’area faceva parte integrale dell’impianto urbano antico, almeno a partire dal III sec. a.C. Non si registrano inoltre trasformazioni urbanistiche consistenti nel corso del Medioevo e fino al XIX secolo la zona è stata destinata ad orti, il che lascia ipotizzare un alto stato di conservazione delle strutture di età romana. Le principali evidenze archeologiche che sono state documentate nell’area, sono la Porta Aurea e l’asse stradale pavimentato in basoli di trachite, che certamente costeggiava l’attuale costruzione della caserma e su cui si affacciavano gli edifici di età romana posti al di sotto del complesso militare. E’ stato inoltre rinvenuto un secondo asse stradale pavimentato al di sotto di via Nino Bixio che costeggia il complesso sul lato opposto e che delimitava l’isolato a sud-est. La possibilità che all’interno dell’area si trovasse il tempio di Apollo è indicata da Andrea Agnello, nella vita del vescovo Apollinare: “templum Apolinis, quod ante portam que vocataur Aurea, iuxta amphiteatrum, suis orationibus demolivit”. Nella pianta di Savini, in cui è riportata la topografia della città nel X secolo, sono indicati anche i templi di Mercurio e Bacco, esattamente nell’area dove si trova attualmente la caserma. E’ plausibile dunque che il deposito archeologico più consistente dell’area sia quello associato all’età romana, ma non è possibile escludere che prima di essere utilizzata come orti nel XVIII secolo, vi fosse un’occupazione ad uso residenziale, anche nel corso del Medioevo e in questo caso che il deposito archeologico si trovi a partire dal 1 metro di stratificazione al di sotto dell’attuale quota di calpestio."

La Lettera Aperta si conclude con un appello: "Chiediamo di tutelare, salvaguardare e valorizzare il patrimonio archeologico e culturale presente al disotto dell’area della ex Caserma! Signor Ministro, Le rivolgiamo questo appello per non rottamare la nostra storia, chiedendole di intervenire affinché si tuteli e si valorizzi il comune patrimonio archeologico esistente nel sottosuolo dell’area della ex-caserma Alighieri di Ravenna, avviando delle campagne di scavo affinché l’intera area diventi museo archeologico a cielo aperto nel cuore della nostra città, per l’amore della storia di questo nostro Paese. RingraziandoLa anticipatamente per la Sua attenzione, porgiamo le nostre più vive cordialità restando in attesa di una Sua cortese risposta."

Comitato AveRavenna: A Ravenna dopo le piastrelle, i sanitari?

Lunedì 13 Aprile 2015
Non si sa a quale titolo di abbellimento la città si stia velocemente trasformando in un immenso bagno... pubblico. Già gli alberi del centro storico sono allettanti “ vespasiani” per i locali “residenti delle panchine”, ci mancavano solo le piastrelle da bagno incollate negli edifici a memoria perenne della carenza cronica di bagni pubblici.

Cari turisti, sollevate la testa e trattenete gli impellenti bisognini, le piastrelle da bagno forse riciclate, la crisi è crisi, indicano a futura memoria dove poteva essere costruito un bagno e dove quale lapide funeraria ne è stata tumulata per sempre anche l'idea.
È forse un'ulteriore sorpresa per la nuova candidatura a Ravenna capitale Italiana della cultura?

È forse il malcelato intento di colorare il grigiore dei monumenti ed “abbellirli” per come è stato fatto con il PORTONACCIO, la porta che ci introduce in borgo S. Rocco? Non merita il dovuto lustro quella porta settecentesca innalzata dal Cardinal Gonzaga ?
Qualcuno si è accorto di cosa le è stato appiccicato?

La Soprintendenza ai beni architettonici, poiché la conservazione e dovuta custodia delle opere antiche è senza ombra di dubbio di sua competenza, non ha visto l'accaduto?

Alla fine del 2014 fu riportato sui quotidiani di un francese invitato a Ravenna per realizzare un assemblaggio di “piastrelle” chiamato mosaico su una parete del Planetario, sostenuto dall'assessorato alla cultura, dallo staff di  Ravenna 2019 e dalla collaborazione del MAR.

Forse il dito concesso è diventato un intero braccio?
Supponiamo che il Soprintendente ai beni architettonici e l'assessore alla cultura  siano assenti o in ferie e non abbiano quindi visto le condizioni del Portonaccio.

Non vogliamo certo parlare di arte, non è nostra competenza.
Corre voce che l'artista abbia ricevuto un nuovo invito per l'abbellimento cittadino. Pazienza per case e condomini, ma i nostri monumenti no, quelli sono già opere d'arte!!

Invitiamo pertanto i nostri concittadini a vigilare con noi per evitare che ci piastrellino S. Vitale o il Battistero.             

Battaglia di Ravenna: ecco dove sono le fosse comuni

Domenica 22 Marzo 2015

"Una carneficina di uomini che merita rispetto, silenzio ed onore"

La Colonna dei Francesi
Una passeggiata a Gambellara e si giunge alle Larghe di Saiano. Perché questo nome? Fortunatamente, nel forese, i toponimi restano. Non vi è quello zelo attuale che si impegna a far scomparire la tracce di ciò che la storia lascia sul territorio, capoluogo compreso.

Chi era Saiano? Era il Capitano responsabile dell'accampamento delle Milizie francesi di Gastone de Foix.
Un contadino racconta di quando, facendo le buche per piantare i peschi, affiorarono numerosissime ossa umane e di cosa, interpellata la Soprintendente archeologica, davanti a loro affermò che gli scheletri allineati e sovrapposti a strati appartenevano ad una fossa comune. I teschi di questa fossa non avendo ancora i denti del giudizio discesi dimostravano la giovane età degli inumati.

La Soprintendente asserì inoltre che era certamente una delle fosse comuni della Battaglia di Ravenna del 1512. Consigliò poi che gli scheletri, rinvenuti completamente spogli da qualsiasi arma od ornamento, fossero riseppelliti ad una profondità maggiore.

All'epoca i terreni nei quali venivano sepolti dei cadaveri erano contrassegnati con croci in legno e successivamente furono erette delle cellette in muratura con, all'interno, un'immagine sacra. L'immagine della Madonna posta dentro la celletta a memoria degli inumati é stata datata coeva al periodo della battaglia ed asportata cautelativamente dai proprietari del campo.

Le truppe di Gastone de Foix erano accampate nelle larghe a est di Gambellara e qui furono attaccate. Le tracce dei caduti in battaglia sono in queste fosse, perché i cadaveri dei defunti non si portano a spasso per tutto il forese ma si seppelliscono nella zona dove cadono.

Poco distante dal primo rinvenimento la memoria di un altro contadino, il racconto tramandato di un nonno ed ecco un'altra fossa comune. Le memorie di un sacerdote sollevano l'ultimo velo.

Gli anziani raccontano di aver udito dai loro vecchi... che nell'incrocio tra la via Viazza e il Fosso Ghiaia esistesse un'altura su cui era stata costruita la chiesa di S. Giorgio. Al centro di questo dosso vi era la colonna eretta a memoria di Gaston de Foix e dei militi caduti in battaglia, colonna che dalla propria altura copriva a memoria  tutte le fosse intorno.  Per salvaguardia, venne trasferita sull'argine del fiume, all'altezza di Madonna dell'Albero, dove tutt'oggi la possiamo osservare.

Non serve alcuna ricerca, non resta più nulla se non il ricordo storico di un massacro di uomini che deve essere comunque rispettato e che non deve essere oggetto di feste ed allegorie.

Archeologia in saldo

Lunedì 12 Gennaio 2015
Stampa dell'anfiteatro romano di Ravenna (Vincenzo Coronelli)

La redazione della Carta delle potenzialità archeologiche affidata ad archeologi non ravennati

Dopo 20 anni di ritardo rispetto a Faenza, Cesena ed a tutte le città limitrofe anche Ravenna  pareva fosse approdata al traguardo definitivo della Carta delle potenzialità archeologiche. Si pensava che l’ultima della lista avesse maturato ed acquisito l’esperienza avanzata dalle altre ma come sempre, chi ultima è, ultima è destinata a restare.

Solo il comitato AveRavenna ha urlato nei propri articoli la necessità di una mappatura archeologica a tutela del proprio patrimonio storico sommerso spiegandone chiaramente le motivazioni.

Ci si rende conto solo successivamente che lasciare le proprie parole alle pagine dei giornali si tocca esclusivamente quella elite di Ravenna che ancora legge, cosa che non sembra faccia chi a Palazzo Merlato prende le decisioni. 

Il bando di appalto per lo studio delle potenzialità archeologiche del territorio del Comune di Ravenna è stato reso pubblico nell’estate del 2014 ed impostato al maggior ribasso. La commissione giudicatrice era composta dal Dirigente del Servizio Strade del Comune, dal Dirigente Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, dal responsabile U.O. Servizio Strade e dalla Segretaria.
Sono state ammesse i seguenti operatori archeologici: MUSEION (Taranto), AR/S ARCHEOSISTEMI (Reggio Emilia), LIMES (Ravenna) ed una ATI (Ravenna). Alla vigilia di Natale si è formulata la graduatoria. È risultata vincitrice dell’appalto  la ArcheoSistemi di Reggio Emilia per un importo di  21.046,66 euro".

AveRavenna ricorda che in buona parte delle altre città non si è effettuata una gara di appalto ma si è proceduto alla chiamata diretta degli archeologi locali perché conoscitori del proprio territorio. Le normative di legge  permettono di evitare la procedura del bando di appalto qualora gli importi non superino alcuni limite di spesa e, nel caso di Ravenna si rientrava largamente in questa possibilità.

A questo punto immaginate di portare in città un gruppo di archeologi che per contratto non possono avere collaborazioni esterne o subappalti e che non conoscono bene né Ravenna né le zone limitrofe. Possono fare riferimento ad una grande mole di documenti, sia recenti che antichi, sulla città che a volte sono lacunosi a volte incompleti e/o contraddittori; si può quindi supporre che gli archeologi locali, invece, si muovano con maggior esperienza.     

La Carta delle potenzialità archeologiche è il documento che inserisce sulla mappa della città e del territorio comunale tutti i ritrovamenti individuati nel corso dei secoli ed evidenzia quindi le aree potenzialmente interessate dal patrimonio archeologico, in modo che qualora si effettuino delle fondazioni, scavi e qualsivoglia lavoro edile che comporti  uno sbancamento del terreno si possa conoscere in anticipo la presenza di reperti da tutelare.

L’impresa che si è aggiudicata l’appalto eseguirà solo sei sondaggi del terreno per redigere la Carta delle potenzialità archeologiche. Il comitato AveRavenna vuole segnalare nuovamente che le ultime aree urbane di Ravenna, prive di edifici, come ad esempio la ex-Caserma di via Bixio, le aree dei parcheggi di via Guidarelli e di via Port’Aurea, non avranno la possibilità di svelare i propri tesori che rischieranno di essere celati per sempre nonostante la Carta delle potenzialità archeologiche.

Pagheremo di tasca nostra per l’ennesima volta ed invochiamo il cielo che i nuovi archeologi-pionieri siano baciati ripetutamente dalla fortuna. Non dovranno mappare solo la città ma l’intero comune di Ravenna, quindi Classe, le Ville Unite,  Butrium etc.
Una stretta di mano ai nuovi arrivati e non preoccupatevi troppo,  eventuali responsabilità non saranno solo vostre.

AveRavenna: "Silenzio, Ravenna dorme. Alla città non interessa il turismo"

Domenica 21 Dicembre 2014 

La denuncia del Comitato

Un mosaico di San Severo
"La Domus dei tappeti di pietra grazie all’eccellente richiamo mediatico ha superato i 500.000 turisti visitatori dall’inaugurazione ad oggi. Il notevole introito dovrebbe essere stimolante ed indurre a scoprire così la giusta risoluzione per aumentare l’afflusso turistico". "Sembra che l’eccesso di adrenalina provocato dalle richieste di apertura di locali per la ristorazione e servizi igienici sia dannoso al punto tale che in città ci si guardi bene dal creare  simili attrattive. Bisogna evitare di scoprire qualcosa di nuovo, i turisti che girano per la città sono fastidiosi, siano ben accetti al porto di Porto Corsini ma portiamoli immediatamente a Maranello, Firenze, Venezia o comunque allontaniamoli.
Ravenna è la città dei morti – proseguono da AveRavenna – , ha sentenziato una consigliera comunale ed è questa la sua inevitabile fine.
Il comitato AveRavenna ha evitato, con le proprie osservazioni al progetto del parcheggio presentato da Azimut, che l’area in via Guidarelli venisse distrutta con i sondaggi penetrometrici, ma non è riuscita a far si che si potessero riportare in superfice i mosaici sepolti nell’area. I soldi non mancherebbero, la Comunità Europea li stanzia , ma allora perché?

Perché è fallita la candidatura Europea? Forse perché una domenica qualche membro della commissione giudicatrice è arrivato di soppiatto in città ed affamato e assetato per la carenza di bar e ristoranti aperti, ha dovuto anche sopperire alla mancanza di servizi igienici condividendo con un tunisino un albero nei giardini Speyer?
Perché non amiamo la nostra città? Perché non si presentano progetti validi per ottenere finanziamenti europei? Perché non è ancora stata elaborata la Carta delle potenzialità archeologiche?

Nel lontano 9 febbraio 2012 la funzionaria della Soprintendenza ai Beni Archeologici dichiarava –“ è comunque in corso di definizione la  realizzazione della carta delle potenzialità archeologiche entro l’anno per diventare così uno strumento di tutela”- Avevamo considerato l’affermazione seriamente avendo dimenticato l’avvicinarsi del carnevale…"

AveRavenna: "Fermare la rottamazione della nostra storia. Un nuovo futuro per Ravenna"

Domenica 14 Dicembre 2014
La candidatura a capitale europea della cultura 2019 è fallita e consapevoli che pagheremo e stiamo già pagando profumatamente gli errori dell’incompetenza altrui, speravamo almeno nella quiete dopo la tempesta… Basta, lasciateci in pace, basta con le corbellerie ed invece no… Con perseveranza e tenacia sono pronte altre ”lungimiranti iniziative”.
Si vuole chiudere a tutti i costi piazza Kennedy e si è in cerca di parcheggi sostitutivi, non considerando che quelli di Via De Gasperi, via Port’Aurea (Cappuccini), via Cura, via Bezzi, già funzionanti, coprono numericamente il fabbisogno. Ecco il multipiano di via Guidarelli, è pronto il progetto, è pronto lo scempio archeologico… Gli ormai prossimi lavori per il parcheggio multipiano di via Guidarelli, del costo di 1.000.000 di euro, e la chiusura di piazza Kennedy, oltre ad assolvere l’obbligo dell’impegno preso con la Fondazione della Banca del Monte di Bologna e di Ravenna, restauratrice del palazzo Rasponi, porteranno ai cittadini e negozianti nuove possibilità di lavoro o costituiranno un nuovo aggravio per le nostre tasche? Un giornale locale ha scritto, a proposito del parcheggio via Guidarelli, che la totalità delle spese saranno a carico della società Azimut, non ricordando che Azimut è una società mista a maggioranza pubblica (60%) dei Comuni di Ravenna, Faenza, Cervia e Castelbolognese. Queste spese comporteranno un ulteriore aggravio sulle tasse dei singoli cittadini.
Nella prima metà del 1800, dal lato angolo di via Port’Aurea con vicolo S.Andrea (v. Guidarelli), si trovarono un grande sarcofago iscritto, databile al periodo romano e alla profondità di circa 4 metri i resti di un edificio romano con quattro pavimenti a mosaico. Cosa sarà di questo patrimonio, salvato forse dai danni dei sondaggi penetrometrici grazie alle osservazioni al progetto presentate dal comitato AVE-RAVENNA, ma destinato per sempre alla tumulazione? Volete riqualificare piazza Kennedy? In tempi antichissimi qui sorgeva la BASILICA D’ERCOLE, da qui la denominazione “quartiere ercolano”. Vi erano poi i NINFEI, la fontana monumentale punto d’arrivo dell’acquedotto e d’inizio della rete idrica urbana. Ecco la vera Ravenna, capitale Gotica. Una sola area, monumenti, fontane, chiese, tutto ancora sepolto sotto le betonelle di una piazza. Demolita la basilica d’Ercole sulle sue rovine si costruì la chiesa di S.AGNESE, la più antica chiesa ravennate. Guardiamoci attorno, qualcuno ha visitato la Domus del chirurgo a Rimini? Quale afflusso turistico e quindi quanti denari la riscoperta dell’archeologia porterebbe alla città? Quale enorme attrattiva turistica sarebbe quella di presentare Piazza Kennedy com’era e di poter osservare i mosaici incredibili di via Guidarelli esposti nel museo di S. Vitale, l’unico di reale spettanza? I soldi? i denari per attuare il tutto ci sono, sappiamo che la Comunità Europea finanzia i progetti validi e che la Provincia dispone di personale preposto per effettuare queste richieste. L’unica cosa da valutare è il tempo: alla fine del 2015 i finanziamenti europei non saranno più a disposizione. Un pizzico di coraggio.. Un volto nuovo per Ravenna, una città cambiata, aperta alle innovazioni per incrementare il turismo e finalmente certa di poter uscire da quell’eterno ruolo secondario. Non più città di serie B; ma… resterà sogno o realtà?
Fermare la rottamazione della nostra storia
PARCHEGGIO DI VIA GUIDARELLI, UN ALTRO SCEMPIO NEL SILENZIO COLLETTIVO
Il comitato AveRavenna  presenta le sue osservazioni al progetto del Comune per l’area dell’ex-cinema Roma


  21 novembre 2014
 


La Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Emilia Romagna – Bologna si esprime in merito all’elevazione di un parcheggio modulare nell’attuale area di proprietà della Curia, in via Guidarelli, concedendo il nulla osta alla suddetta costruzione, se non per  quel che concerne la posa di un disoleatore (pozzetto di raccolta olii) che verrà inserito a -0,60 cm dal piano di campagna e per cui si richiede uno stretto controllo archeologico.                                                                                                                   
Gli uffici tecnici della Provincia hanno dichiarato che “come criticità è indicata l’alta potenzialità archeologica dell’area dovuta alla presenza di stratificazioni complesse che dall’età romana si protraggono fino alla moderna, ma considerato che l’intervento non prevede la realizzazione di piani interrati e la struttura da installare non necessita nemmeno di scavi  di fondazione, si ritiene che non sussistano criticità in merito ai lavori da effettuarsi.”-
La Provincia richiede inoltre : “… si richiede l’esecuzione di altre prove in situ spinte almeno a -20 m. di profondità dal piano di campagna. L’indagine deve coprire tutta l’area interessata da urbanizzazione ed edificazione in modo fitto e omogeneo”… .
Si tratta di un ulteriore danno aggiunto a quello di 5 anni fa, quando si eseguirono i primi sondaggi penetrometrici  richiesti dalla curia per un progetto che non fu poi realizzato. La Soprintendenza era stata preventivamente avvisata?
I sondaggi penetrometrici sono rilevazioni che consentono di tastare la struttura del terreno per valutarne la stabilità  per eventuali  edificazioni.  Sono invasivi perché demoliscono tutto lo strato archeologico sommerso.
I sondaggi penetrometrici non possono rilevare mai eventuali “morfologie archeologiche sepolte” in quanto non permettono l’estrazione di carotaggi di terreno, gli unici elementi che gli archeologi analizzano per individuare la stratificazione di quello che può essere sepolto.
Ancora più celatamente, edotti dall’incidente di Piazza Anita Garibaldi, che non si doveva come sempre verificare ma che ha permesso la scoperta di una pavimentazione in mosaico, ci si munisce di strumenti ancor più raffinati che nascondono e non permetteranno mai più di scoprire quella parte di Ravenna che ci aspetta da secoli … .
Siamo sulla via che entrando da PORT’AUREA e uscendo dal PONS AUGUSTUS formava il ”cardo maximus dell’oppidum”. Nella prima metà del 1800, dal lato angolo via Port’Aurea con vicolo S.Andrea, si trovarono un grande sarcofago iscritto, databile al periodo romano, ed, alla profondità di circa 4 metri, i resti di un edificio romano con  quattro pavimenti a mosaico.   
Siamo su quella retta viaria che conduceva probabilmente al FORO romano.
Benvenuti  tra gli alieni!
Perché la Soprintendenza punta il dito unicamente al disoleatore? Cos’è che non ammette ignoranza, la legge?
Indagini penetrometriche fitte e omogenee a -20 m.  e si incroceranno le dita per non inciampare nelle solite disgrazie di quando si scava in questa città e ci si augura sempre di non scoprire nulla.
Si frantumerà tutto irrimediabilmente e tutto nuovamente si potrà imputare a chi di Ravenna non si vuole occupare e a chi nel nostro Comune ha saputo con tanta solerzia dilungare i tempi per l’attuazione della Carta delle potenzialità archeologiche.
A chi imputeremo questa ennesima distrazione? LA LEGGE NON AMMETTE IGNORANZA.
Un ringraziamento a quanti, speriamo, si adopereranno per salvaguardare questo immenso patrimonio storico dalla distruzione.