AveRavenna

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sabato 14 ottobre 2017

NUOVA VITA PER LA DANTE ALIGHIERI Scavi archeologici conoscitivi nell'area dell'Oppidum romano di Ravenna

Corriere Romagna 30 maggio 2017
NUOVA VITA PER LA DANTE ALIGHIERI
Il sindaco: «Un albergo al posto della caserma di via Bixio»
De Pascale annuncia un nuovo progetto per la struttura che la passata amministrazione propose di trasformare in parcheggio. Ora si punta su turismo e scavi archeologici
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Il cambio di sindaco porta con sé anche un cambio di prospettiva, così la previsione del parcheggio di Matteucci lascia il posto alla struttura ricettiva con sala conferenza annessa del primo cittadino Michele De Pascale che anche nella veste di presidente della Provincia ha firmato ieri con il direttore dell'Agenzia del demanio Roberto Reggi un protocollo d'in - tensa tra Comune, Provincia e Agenzia del Demanio per la promozione di quello che appare un vero e proprio programma di valorizzazione degli immobili pubblici.

giovedì 25 maggio 2017

La misteriosa storia del mosaico sepolto sotto il parcheggio comunale


Dalle carte di Arnaldo Roncuzzi emerge una vicenda sconosciuta: negli anni Settanta fu ritrovato ma non estrapolato un bel pavimento che Ave Ravenna pensa sia della chiesa del Beato Eusebio. Si trova nel parcheggio Romolo Augostolo

Arnaldo Roncuzzi

Un magnifico mosaico figurato multicolore, con prevalenza del rosso, sepolto dal cemento di un parcheggio. Una storia in parte simile a quella di piazza Kennedy, sconosciuta alla quasi totalità dei ravennati. Il mosaico fu ritrovato dall’ingegner Arnaldo Roncuzzi – scomparso all’età di 89 anni lo scorso dicembre – grande esperto d’idraulica e cultore di archeologia in grado di legare il proprio nome alle scoperte archeologiche di Classe, dove contribuì al ritrovamento dell’Antico porto.
Roncuzzi ne parla nei documenti raccolti e conservati dal comitato Ave Ravenna, che abbiamo avuto modo di consultare. In particolare la scoperta di cui sopra avvenne durante i sondaggi realizzati negli anni Settanta per i rilievi dei murazzi costieri romani che costituivano la difesa per l’erosione marina e che da Classe arrivavano fin oltre la Rocca Brancaleone. E in questa zona, sopra a un murazzo alla profondità di circa due metri, Roncuzzi rinvenne il pavimento mosaicato («che mi pento di non aver fotografato», si legge nei documenti storici) appartenente ai resti di una chiesa del V-VI secolo. «Probabilmente – ci scrivono da Ave Ravenna sulla base dei loro studi – si tratta della chiesa consacrata al Beato Eusebio, la stessa in cui dimorò Massimiano (il primo arcivescovo di Ravenna, dal 546 al 556, ndr) prima di essere accettato in città».
Città che in quel periodo vedeva infatti il vescovo istriano come una sorta di usurpatore, un rappresentante del potere imperiale, essendo stato inviato a Ravenna dall’imperatore bizantino Giustiniano. «Per questo motivo – continua il comitato – dimorò per anni nella chiesa ariana, lui invece vescovo cristiano, del Beato Eusebio, fuori dalle mura, a nord della città, non lontano dalla Porta Anastasia». In questo caso – ricordava Roncuzzi – sotto l’altare potrebbe trovarsi il deposito dell’oro di Massimiano. Il riferimento è all’oro dei mosaici di San Vitale, la basilica che lo stesso Massimiano contribuì fortemente a costruire e dove curò la realizzazione dei celebri mosaici con i ritratti di corte di Giustiniano e dell’imperatrice Teodora in cui si fece ritrarre accanto all’imperatore e con il nome scritto a chiare lettere.
Ricostruita la storia, arriviamo al cemento. Le fondamenta della chiesa dove dimorò Massimiano e dove Roncuzzi dichiara di aver ritrovato il mosaico sono infatti individuabili nell’area del parcheggio comunale Romolo Augustolo, adiacente la casa di cura San Francesco di Ravenna. La chiesa con il tempo ha poi cambiato nome in San Giovanni in Marmorario in quanto posizionata di fronte al bacino commerciale (nei terreni dell’area ex Amga di via Venezia) adibito principalmente allo scarico, deposito e lavorazione dei marmi. Chiesa che diventa poi sede della Compagnia della Buona Morte – un ordine religioso che aveva il compito di accompagnare al patibolo i condannati a morte, di donargli l’ultima preghiera e curarne la sepoltura –, distrutta verso l’anno 1000 e trasferita nella piazzetta delle antiche carceri, dove se ne perdono definitivamente le tracce con l’edificazione della prefettura.
L’appello di Ave Ravenna è quello – oltre che di tenerne conto nella Carta delle potenzialità archeologiche, in ultima fase di realizzazione – che i mosaici pavimentali in tessere rosse della chiesa di San Giovanni in Marmorario siano estrapolati ed esposti, magari nella chiesa di San Nicolò (sede del museo Tamo), «riconoscendone con una targa la scoperta all’ingegner Roncuzzi».

lunedì 20 febbraio 2017

AVERAVENNA: RAVENNA HA LA CARTA DELLE POTENZIALITA' ARCHEOLOGICHE



Ravenna, 17 febbraio 2017

Presentata alla Commissione consiliare nel mese di gennaio: la Carta è però incompleta
RAVENNA HA LA CARTA ARCHEOLOGICA (CHE NON DIVENTI PERO’ CARTASTRACCIA)
Necessarie subito regole chiare di tutela delle aree archeologiche e di modifica del piano regolatore PSC e del regolamento edilizio RUE

E’ stata presentata lo scorso 23 gennaio la Carta delle Potenzialità Archeologiche del territorio del Comune di Ravenna nella riunione della Commissione consiliare n° 3 Assetto del territorio.

La Carta è stata elaborata seguendo le Linee guida emesse dalla regione Emilia-Romagna, nel 2014, per l’elaborazione della carta delle potenzialità archeologiche del territorio.

La Carta archeologica di Ravenna era stata richiesta già nel 2012 dal nostro Comitato per salvaguardare la storia di Ravenna presente sotto Ravenna stessa in occasione della cementificazione prevista per l’area della ex caserma militare di via Bixio dal Comune di Ravenna.
La società ArcheoSistemi, vincitrice della gara di appalto, doveva elaborare, entro la fine del 2015, lo studio delle potenzialità archeologiche del Comune di Ravenna. Lo studio è stato però consegnato solo nel 2016.
Lo Studio redatto dopo due anni di lavoro individua, schedandoli e riportandoli sulle mappe, i ritrovamenti puntuali dei reperti archeologici avvenuti in città e nel forese suddividendo il territorio comunale in zone di tutela a diversa potenzialità archeologica.
E’ però necessario integrare le informazioni contenute nella Carta delle Potenzialità Archeologiche per la mancanza di numerosi ritrovamenti archeologici documentabili della viabilità storica mancante e della bibliografia di consultazione carente.
La Carta delle Potenzialità Archeologiche possiede inoltre una grave lacuna rappresentata dalla mancata classificazione del centro storico di Ravenna imputabile anche al fatto chela Regione Emilia-Romagna non ha ancora emesso le Linee guida per l’elaborazione della Carta archeologica dei centri storici.
E’ fondamentale tutelare e valorizzare le aree con alta probabilità di rinvenimenti archeologici presenti nel territorio comunale e maggiormente nell’area urbana di Ravenna modificando, da subito, le regole edilizie del RUE (Regolamento Urbanistico Edilizio) in modo più conservativo e tutelativo delle presenze archeologiche giungendo anche a modificare la pianificazione territoriale prevista dal vigente Piano regolatore PSC (Piano Strutturale Comunale) allo scopo di salvaguardare la città archeologica presente nel sottosuolo.
Difatti in tali aree, dove ogni intervento che presuppone attività di scavo e/o movimentazione del terreno, dovrà essere subordinato all'esecuzione di sondaggi preliminari, svolti in accordo con la competente Soprintendenza per i Beni archeologici.
Le regole edilizie da introdurre nel RUE per l’area del Centro storico e del’area urbana di Ravenna devono comprendere il preventivo nullaosta della Soprintendenza per tutti gli interventi di demolizione e ricostruzione o che comportino opere di fondazione e di scavo oltre i 50 centimetri di profondità oltre che  essere  preceduti  da  indagini  archeologiche  preliminari  (carotaggi  e/o  saggi  di  verifica
archeologica).
La pianificazione urbanistica, prevista dal PSC, deve essere modificata nella destinazione delle aree per la costruzione di edifici o infrastrutture o attività produttive allo scopo di salvaguardare, tutelare e valorizzare le testimonianze storiche ed archeologiche  presenti nel sottosuolo.
E’ necessario infine vincolare le aree di proprietà pubblica come, ad esempio, l’area della ex Caserma Alighieri di via Bixio, l’area di largo Giustiniano (parcheggio ex-caserma Gorizia), il parcheggio di via Porta Aurea e quello di via Guidarelli, e le aree private degli orti degli ex-Cappuccini e dell’ex-AMGA di via Venezia per scongiurare le cementificazioni previste.
In queste aree è indispensabile avviare delle regolari campagne di scavo per la scoperta e valorizzazione delle esistenti presenze archeologiche trasformando il rischio archeologico in una potenzialità di sviluppo e conoscenza della nostra Ravenna.                

                                                                                              Comitato AveRavenna



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lunedì 1 febbraio 2016

AVERAVENNA: ALLA RICERCA DEL DOLIO PERDUTO



AVERAVENNA: ALLA RICERCA DEL DOLIO PERDUTO
DAL 2013 NESSUNA TRACCIA DEL REPERTO ARCHEOLOGICO DI VIA D'AZEGLIO

Poteva essere il primo reperto archeologico del genere rinvenuto a Ravenna.
Siamo nell'antica via delle “Calegarie” attuale via D'Azeglio, dove nel 1500 si trovavano le concerie di pelli, situate all'altezza della chiesa dei S.S. Giovanni e Paolo, verso le mura cittadine.
Nel 1606, le botteghe calegarie, a causa delle lamentele provocate dai miasmi prodotti dagli scarti di lavorazione delle pelli, furono trasferite nella via delle cure, attuale via Cura.
Alla fine del 2013 le tracce delle concerie sono tornate alla luce tramite scoperta casuale nel corso di lavori in un cantiere di HERA per interrare le condutture di teleriscaldamento. Dal sottosuolo è spuntato un dolio, un orcio-contenitore in terracotta, molto grande, utilizzato, nel tempo, come un pozzetto per la decantazione delle acque reflue.
Il cantiere edile fu bloccato dalla Soprintendenza per consentire il recupero, in emergenza, dell’orcio in terracotta. Nuovamente il dito fu puntato sulla mancanza della Carta delle potenzialità archeologiche della città di Ravenna, quando invece le città di Cesena e Faenza ne sono dotate da ben 15 anni.
La Carta delle potenzialità archeologiche è uno strumento di tutela e valorizzazione del bene archeologico; “in mancanza di un tale strumento l'intervento della Soprintendenza si realizza sempre a posteriori, con un fermo-lavori o con un rallentamento delle attività di cantiere, sia con danno economico degli operatori che con la perdita di molti beni archeologici”.
Ricordiamo che proprio nella vicina via Barbiani, grazie alla segnalazione di un muratore, vennero trovati i resti di quella che oggi è chiamata la DOMUS DEI TAPPETI DI PIETRA.
Mentre un altro ritrovamento archeologico casuale, è avvenuto durante lo scavo per la realizzazione dell'isola ecologica in piazza Anita Garibaldi, dove si rinvennero i mosaici pavimentali di una ulteriore domus. Anche qui grazie alla sensibilità e dovere civico di un cittadino si intervenne di  nuovo in emergenza.

Quanto e quale meraviglioso patrimonio collettivo è stato e sarà tombato, disperso per sempre, se nel corso di uno scavo è ritrovato un reperto antico che non viene segnalato?

All'oggi Averavenna si interroga, dopo tre anni per conoscere dov'è quel dolio?

La Soprintendenza denuncia “musei stipati, magazzini che traboccano di piccoli tesori non degni di esposizione, affidamenti ad Enti”, ma innanzitutto afferma che “i reperti devono essere tutelati e valorizzati”.

La Carta delle potenzialità archeologiche di Ravenna, doveva essere pronta per lo scorso ottobre 2015: che fine ha fatto? 


giovedì 28 gennaio 2016

14/1/2016 Quotidiano Il Resto del Carlino
Ex caserma, ancora niente certezze. Ma c'è accordo sul progetto

Ravenna  romana: sotto la caserma c'è la nostra Storia.
E' necessario salvaguardare i resti della città di Ravenna all'epoca romana presenti sotto l'area della ex-caserma. Il secondo polo archeologico di Ravenna deve essere scoperto.
Il progetto del Comune di Ravenna prevede invece la costruzione di palazzi e parcheggio a silos.

domenica 3 gennaio 2016



il manifesto di AveRavenna
maggio 2012

Salviamo la città dei tappeti di pietra
Il Comune di Ravenna ed Il Ministero della Difesa stanno proponendo la costruzione di palazzine e autosilos a parcheggio nell’area della ex caserma Dante Alighieri.
La Soprintendenza ai beni culturali dell’Emilia-Romagna ha prescritto l’esecuzione di scavi di sondaggio e di verifica del sottosuolo solo se saranno previsti edifici con parti interrate.
Lo Stato rinuncia a far conoscere al mondo la città di Ravenna ai tempi dell’impero romano.
L’area della caserma Dante Alighieri è quella dove si registra il più alto valore di potenziale archeologico della città.
Si trova esattamente su uno dei cardini della città repubblicana. Nella divisione in zone della città antica vi si trova un intero isolato delimitato dalle attuali via di Porta Aurea e via Guidarello Guidarelli, solo lievemente traslata rispetto all’originaria strada che costituiva il prolungamento dell’antico asse stradale che si trova sotto l’attuale via Ercolana.
Nell’area la prima fase di occupazione si trova generalmente oltre i 4,5 m di profondità dal piano attuale dicalpestio, ma le fasi tardo antiche si rinvengono anche a 2,5 m. A poche decine di metri, in via Morigia, il deposito archeologico raggiunge una profondità di 9 metri rispetto al piano di calpestio. La tradizione storico-erudita indica che nella zona doveva trovarsi l’Anfiteatro, il tempio di Apollo e quello di Mercurio e di Bacco. Nessuna delle due evidenze è sostanziata da prove archeologiche, ma è certo che l’area faceva parte integrale dell’impianto urbano antico, almeno a partire dal III sec. a.C. Non si registrano inoltre trasformazioni urbanistiche consistenti nel corso del Medioevo e fino al XIX secolo la zona è stata destinata ad orti, il che lascia ipotizzare un alto stato di conservazione delle strutture di età romana.
Le principali evidenze archeologiche che sono state documentate nell’area, sono la Porta Aurea e l’asse stradale pavimentato in basoli di trachite, che certamente costeggiava l’attuale costruzione della caserma e su cui si affacciavano gli edifici di età romana posti al di sotto del complesso militare.
E’ stato inoltre rinvenuto un secondo asse stradale pavimentato al di sotto di via Nino Bixio che costeggia il complesso sul lato opposto e che delimitava l’isolato a sud-est.
La possibilità che all’interno dell’area si trovasse il tempio di Apollo è indicata da Andrea Agnello, nella vita del vescovo Apollinare: “templum Apolinis, quod ante portam que vocataur Aurea, iuxta amphiteatrum, suisorationibus demolivit”.
Nella pianta di Savini, in cui è riportata la topografia della città nel X secolo, sono indicati anche i templi di Mercurio e Bacco, esattamente nell’area dove si trova attualmente la caserma.
E’ plausibile dunque che il deposito archeologico più consistente dell’area sia quello associato all’età romana, ma non è possibile escludere che prima di essere utilizzata come orti nel XVIII secolo, vi fosse un’occupazione ad uso residenziale, anche nel corso del Medioevo e in questo caso che il deposito archeologico si trovi a partire dal primo metro di stratificazione al di sotto dell’attuale quota di calpestio.
Chiediamo di tutelare, salvaguardare e valorizzare il patrimonio archeologico e culturale presente al disotto dell’area della ex Caserma!