AveRavenna

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lunedì 1 febbraio 2016

AVERAVENNA: ALLA RICERCA DEL DOLIO PERDUTO



AVERAVENNA: ALLA RICERCA DEL DOLIO PERDUTO
DAL 2013 NESSUNA TRACCIA DEL REPERTO ARCHEOLOGICO DI VIA D'AZEGLIO

Poteva essere il primo reperto archeologico del genere rinvenuto a Ravenna.
Siamo nell'antica via delle “Calegarie” attuale via D'Azeglio, dove nel 1500 si trovavano le concerie di pelli, situate all'altezza della chiesa dei S.S. Giovanni e Paolo, verso le mura cittadine.
Nel 1606, le botteghe calegarie, a causa delle lamentele provocate dai miasmi prodotti dagli scarti di lavorazione delle pelli, furono trasferite nella via delle cure, attuale via Cura.
Alla fine del 2013 le tracce delle concerie sono tornate alla luce tramite scoperta casuale nel corso di lavori in un cantiere di HERA per interrare le condutture di teleriscaldamento. Dal sottosuolo è spuntato un dolio, un orcio-contenitore in terracotta, molto grande, utilizzato, nel tempo, come un pozzetto per la decantazione delle acque reflue.
Il cantiere edile fu bloccato dalla Soprintendenza per consentire il recupero, in emergenza, dell’orcio in terracotta. Nuovamente il dito fu puntato sulla mancanza della Carta delle potenzialità archeologiche della città di Ravenna, quando invece le città di Cesena e Faenza ne sono dotate da ben 15 anni.
La Carta delle potenzialità archeologiche è uno strumento di tutela e valorizzazione del bene archeologico; “in mancanza di un tale strumento l'intervento della Soprintendenza si realizza sempre a posteriori, con un fermo-lavori o con un rallentamento delle attività di cantiere, sia con danno economico degli operatori che con la perdita di molti beni archeologici”.
Ricordiamo che proprio nella vicina via Barbiani, grazie alla segnalazione di un muratore, vennero trovati i resti di quella che oggi è chiamata la DOMUS DEI TAPPETI DI PIETRA.
Mentre un altro ritrovamento archeologico casuale, è avvenuto durante lo scavo per la realizzazione dell'isola ecologica in piazza Anita Garibaldi, dove si rinvennero i mosaici pavimentali di una ulteriore domus. Anche qui grazie alla sensibilità e dovere civico di un cittadino si intervenne di  nuovo in emergenza.

Quanto e quale meraviglioso patrimonio collettivo è stato e sarà tombato, disperso per sempre, se nel corso di uno scavo è ritrovato un reperto antico che non viene segnalato?

All'oggi Averavenna si interroga, dopo tre anni per conoscere dov'è quel dolio?

La Soprintendenza denuncia “musei stipati, magazzini che traboccano di piccoli tesori non degni di esposizione, affidamenti ad Enti”, ma innanzitutto afferma che “i reperti devono essere tutelati e valorizzati”.

La Carta delle potenzialità archeologiche di Ravenna, doveva essere pronta per lo scorso ottobre 2015: che fine ha fatto? 


giovedì 28 gennaio 2016

14/1/2016 Quotidiano Il Resto del Carlino
Ex caserma, ancora niente certezze. Ma c'è accordo sul progetto

Ravenna  romana: sotto la caserma c'è la nostra Storia.
E' necessario salvaguardare i resti della città di Ravenna all'epoca romana presenti sotto l'area della ex-caserma. Il secondo polo archeologico di Ravenna deve essere scoperto.
Il progetto del Comune di Ravenna prevede invece la costruzione di palazzi e parcheggio a silos.

domenica 3 gennaio 2016



il manifesto di AveRavenna
maggio 2012

Salviamo la città dei tappeti di pietra
Il Comune di Ravenna ed Il Ministero della Difesa stanno proponendo la costruzione di palazzine e autosilos a parcheggio nell’area della ex caserma Dante Alighieri.
La Soprintendenza ai beni culturali dell’Emilia-Romagna ha prescritto l’esecuzione di scavi di sondaggio e di verifica del sottosuolo solo se saranno previsti edifici con parti interrate.
Lo Stato rinuncia a far conoscere al mondo la città di Ravenna ai tempi dell’impero romano.
L’area della caserma Dante Alighieri è quella dove si registra il più alto valore di potenziale archeologico della città.
Si trova esattamente su uno dei cardini della città repubblicana. Nella divisione in zone della città antica vi si trova un intero isolato delimitato dalle attuali via di Porta Aurea e via Guidarello Guidarelli, solo lievemente traslata rispetto all’originaria strada che costituiva il prolungamento dell’antico asse stradale che si trova sotto l’attuale via Ercolana.
Nell’area la prima fase di occupazione si trova generalmente oltre i 4,5 m di profondità dal piano attuale dicalpestio, ma le fasi tardo antiche si rinvengono anche a 2,5 m. A poche decine di metri, in via Morigia, il deposito archeologico raggiunge una profondità di 9 metri rispetto al piano di calpestio. La tradizione storico-erudita indica che nella zona doveva trovarsi l’Anfiteatro, il tempio di Apollo e quello di Mercurio e di Bacco. Nessuna delle due evidenze è sostanziata da prove archeologiche, ma è certo che l’area faceva parte integrale dell’impianto urbano antico, almeno a partire dal III sec. a.C. Non si registrano inoltre trasformazioni urbanistiche consistenti nel corso del Medioevo e fino al XIX secolo la zona è stata destinata ad orti, il che lascia ipotizzare un alto stato di conservazione delle strutture di età romana.
Le principali evidenze archeologiche che sono state documentate nell’area, sono la Porta Aurea e l’asse stradale pavimentato in basoli di trachite, che certamente costeggiava l’attuale costruzione della caserma e su cui si affacciavano gli edifici di età romana posti al di sotto del complesso militare.
E’ stato inoltre rinvenuto un secondo asse stradale pavimentato al di sotto di via Nino Bixio che costeggia il complesso sul lato opposto e che delimitava l’isolato a sud-est.
La possibilità che all’interno dell’area si trovasse il tempio di Apollo è indicata da Andrea Agnello, nella vita del vescovo Apollinare: “templum Apolinis, quod ante portam que vocataur Aurea, iuxta amphiteatrum, suisorationibus demolivit”.
Nella pianta di Savini, in cui è riportata la topografia della città nel X secolo, sono indicati anche i templi di Mercurio e Bacco, esattamente nell’area dove si trova attualmente la caserma.
E’ plausibile dunque che il deposito archeologico più consistente dell’area sia quello associato all’età romana, ma non è possibile escludere che prima di essere utilizzata come orti nel XVIII secolo, vi fosse un’occupazione ad uso residenziale, anche nel corso del Medioevo e in questo caso che il deposito archeologico si trovi a partire dal primo metro di stratificazione al di sotto dell’attuale quota di calpestio.
Chiediamo di tutelare, salvaguardare e valorizzare il patrimonio archeologico e culturale presente al disotto dell’area della ex Caserma!

AveRavenna: "Mosaici sepolti sotto al parcheggio ACI di via Port'Aurea"

Giovedì 17 Dicembre 2015
Nel parcheggio di via Port'Aurea sono iniziati gli scavi

"Occasione unica ed irripetibile per la portare alla luce la città romana di Ravenna"

Il Monastero di S. Andrea, soppresso con la chiesa omonima nel 1805, sorgeva nella zona compresa tra le vie Oberdan, A. Rasponi – Porta Aurea, Ercolana comprendendo l'area dell’orto dei frati Cappuccini divenuto in seguito il parcheggio ACI.

Nel 1825 il proprietario dell’area eliminò un muro affiorante nel terreno di fronte alla chiesa di S. Andrea. Fu l'inizio di una serie di rinvenimenti archeologici notevoli.

Era settembre, il mese in cui il livello delle acque di infiltrazione nel sottosuolo ravennate è più basso, il tempo dunque più propizio agli scavi archeologici. Nel corso degli scavi, si poté verificare che il muro si interrava profondamente nel suolo. Raggiunta la profondità di tre metri, a lato del muro, si scoprì un sarcofago di marmo greco, databile al periodo augusteo.

Scavando ancora, si scoprirono tre camere, con i resti dei muri divisori, e dei pavimenti in mosaico. Un pavimento era graticolato di bianco e nero, un secondo vermicolato a più colori, mentre il terzo pavimento mostrava un bellissimo disegno. I primi due mosaici pavimentali furono fatti a pezzi, il terzo non si poté estrarre a causa dell’innalzamento del livello dell’acqua di falda. Scrive Santi Muratori, Direttore della Biblioteca Classense dal 1914 al 1943, in un suo articolo: "è passato un secolo e la zona è ancora lì inesplorata ed aspettante, immune da costruzioni, sicura di rendimento nel bel mezzo della città romana".Povero Santi Muratori, di anni ne sono trascorsi altri ben 87, su quella “miniera” archeologica è sorto un parcheggio e ben presto, nella cementificazione di un nuovo parcheggio comunale, si perderanno per sempre quei tesori nascosti.
Abbiamo scoperto in questi giorni che gli alberi presenti nel parcheggio ACI di via Port’Aurea sono già diventati legna da ardere. Si è già cominciato a scavare.
mosaico pavimentale della chiesa di Sant'Andrea

Come si comporterà l'attuale Soprintendenza Archeologica? Riuscirà a salvare l'area ed i suoi preziosi mosaici o si chiuderà occhi e orecchie?

Evitiamo che questa bulimia di parcheggi, come avvenuto per il parcheggio ex Robur di via Guidarelli,  prenda ancora il sopravvento su ciò che il buon senso porta a considerare.

Aiutateci a salvare la nostra Storia, figli legittimi di una Città che cresce solo divorando sé stessa".

Comitato AveRavenna: Non interrompere le ricerche in Piazza Kennedy. Sant’Agnese... pensaci tu

Domenica 8 Novembre 2015
disegno del tempio di Ercole                 sarcofago di marmo greco conservato in duomo
Scriveva lo storico Agnello “la mia casa... chiamata casa presbiteriale nella zona detta - ai Ninfei - vicino alla chiesa di S. Agnese ...”. Il Ninfeo era una delle due fontane monumentali, arricchite di statue rappresentanti le divinità protettrici della acque, citate nelle memorie storiche della Ravenna romana; una fontana è indicata nella area davanti al Mercato coperto, alla confluenza dei due fiumi cittadini, il FLUMISELLUM ed il PADENNA, l'altra fontana è indicata vicino alla chiesa di S. Agnese. Il ninfeo vicino a S. Agnese era il bacino di raccolta acque che defluivano dall'acquedotto costruito da Traiano che proveniva da Galeata e che da essa si dipartivano per tutta la città.

Ne sono la prova i tratti di condutture rinvenuti nello scavo effettuato sotto la Banca Popolare in piazza Arcivescovado. Perché non continuare a scavare in piazza Kennedy per recuperarne i resti?
Si parla attualmente della basilica di S. Agnese e ci si batte per “salvarne” ciò che è emerso. Parliamo dei resti situati nell'angolo nord-ovest della ex Piazza del mercato che fu aperta nel cuore di Ravenna tra la fine del 1937 e l'estate del 1938. C'è chi vuole attivarsi per la sua salvaguardia e chi vede nei resti di S. Agnese un irrealizzabile sogno di antichi mosaici. Il 20 giugno 1811 il Podestà di Ravenna cedette al Prefetto del Rubicone le colonne e i marmi di ragione demaniale esistenti nella soppressa chiesa di S. Agnese perché fossero trasportati a Milano. Si riservò “di conservare 4 colonne che sono di pregio” tutte le altre sono di poco valore, essendo le medesime di marmo inferiore.
La chiesa di S. Agata in via Mazzini fu costruita contemporaneamente a S. Agnese ed erano una copia dell'altra chiesa. Della chiesa di S. Agnese abbiamo resti sparsi in città. Le sue colonne più importanti sorreggono il porticato davanti all'ex negozio Bubani in Piazza del Popolo. Un frammento d'ambone marmoreo è all’interno del Museo Nazionale di Ravenna. Un sarcofago di marmo greco venato è conservato dentro alla Basilica metropolitana (Duomo) come altare del SS. Crocifisso, nella seconda cappella della navata sinistra, contenente le reliquie di San Esuperanzio, fondatore della chiesa di S. Agnese, e di San Massimiano vescovo che la consacrò al culto cristiano. Nel cortile interno del palazzo Rasponi delle Teste era conservato un capitello di tipo corinzio di età tardo-romana.
E' ormai noto che la chiesa di S. Agnese fu costruita sul tempio di Ercole da cui il nome di Ercolana a questa zona della città: davanti al tempio c'era un statua consacrata al sole raffigurante Ercole detto orario perché reggeva una meridiana. La statua fu distrutta durante uno dei tanti terremoti ravennati; il suo basamento è ora il sostegno della “colonna dell'aquila” di piazza XX settembre.
Ravenna possiede, in via Pier Traversari, il Dipartimento di Storia Cultura Civiltà dell’Università di Bologna con specializzazioni in Archeologia, ma costringe gli studenti, che costituiscono un'eccellente forza lavoro, a costosi tirocini di scavo all'estero e qui a Ravenna, dove straripiamo di reperti archeologici, implodiamo nel più tacito e inoperoso silenzio. Riprendiamoci ciò che ci appartiene e smettiamo di adagiarci alle decisioni che pochi prendono al nostro posto. Aiutateci a salvaguardare il nostro patrimonio affinché non sia nuovamente sepolto ma diventi una fonte di lavoro e guadagno per noi e i nostri figli.

Nuovo futuro per l'ex caserma Alighieri, "un'occasione unica per portare alla luce la città romana"

Venerdì 21 Agosto 2015 

Dalla Soprintendenza archeologica dell'Emilia-Romagna risposta positiva alla lettera aperta del Comitato AveRavenna che chiedeva di tutelare il patrimonio archeologico e culturale presente nell'area

La Soprintendenza archeologica dell'Emilia-Romagna ha dato risposta positiva alla lettera aperta che il Comitato AveRavenna aveva indirizzato il 23 luglio al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, in merito alla valorizzazione dell'area archeologica sottostante la caserma militare Dante Alighieri di via Nino Bixio a Ravenna. Ne dà notizia, con comprensibile soddisfazione, il comitato stesso che aveva redatto un manifesto in difesa della "città dei tappeti di pietra" presenti sotto l'area della ex-caserma.
"In merito alla richiesta si fa presente che questa Soprintendenza intende valutare con la massima attenzione la progettazione relativa all’ex caserma Dante Alighieri di Ravenna nella sua globalità - scrive nella sua risposta il Soprintendente archeologico per l’Emilia-Romagna, Luigi Malnati -, tenendo conto non solo delle proposte di modifica degli assetti attuali, ma anche della conservazione, maggiore conoscenza ed eventuale valorizzazione dei depositi archeologici conservati".

"La tempestiva risposta e la sensibilità dimostrata a salvaguardare questa porzione della città di Ravenna destinata ad una pianificazione urbanistica ignorante della storia e della cultura ci hanno sorpreso ed entusiasmato allo stesso tempo - il commento del comitato AveRavenna -. Lo studio per la valorizzazione e alienazione della ex-Caserma Dante Alighieri del 2011 prevede una riqualificazione dell’area realizzata con le ennesime speculazioni immobiliari, con la costruzione di palazzine. indicando peraltro come criticità la presenza di un alto potenziale archeologico per la probabile presenza di strutture insediative che dall'età romana pervengono fino a quella medioevale. Auspichiamo un destino diverso per l'area della ex-Caserma Dante Alighieri, di proprietà dello Stato, proprio in virtù del suo alto potenziale archeologico, affinché possa essere oggetto di appropriati sondaggi e verifiche mirati a valorizzare e salvaguardare l'originale patrimonio storico-culturale soggiacente l'intera area".

Quindi potrebbe profilarsi un futuro differente da quanto prospettato per questa parte della città. "L'area della ex caserma militare rappresenta un'occasione unica ed irripetibile di conoscenza del passato di Ravenna all'epoca romana, viste le potenzialità archeologiche esistenti, e della sua memoria storica e un'occasione di rilancio culturale per la città. Ricordiamo che la valorizzazione dei fortuiti ritrovamenti archeologici di via D'Azeglio ha consentito la realizzazione della Domus dei Tappeti di pietra, un sito archeologico in pieno centro storico, ricco di 700 mq di splendidi mosaici, con oltre 500.000 visitatori in nove anni".

Da qui un rinnovato entusiasmo nel portare avanti questa proposta. "La presenza della archeologa ravennate Valentina Manzelli, indicata dal Soprintendente come referente dell’istruttoria per la ex-caserma, ci fornisce ampie garanzie sulla qualità ed accuratezza degli studi e degli approfondimenti che la Soprintendenza intende avviare su tutta l’area. Seguiremo con attenzione l'evolversi degli studi e dei progetti riguardanti l'area della ex caserma - conclude la nota di AveRavenna - e della scoperta e valorizzazione del suo sommerso tesoro archeologico, obbiettivo primario del nostro comitato".